Lavoro e discriminazione un binomio da superare

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Intervista a Luisa Marilotti a cura di Carla Puligheddu.

“Lavoro e discriminazione un binomio da superare”
Luisa Marilotti, laureata in lettere, è stata per 10 anni Consigliera di Parità per la Regione Sardegna. Impegnata da molti anni sui temi di genere, anima il dibattito nel territorio su tematiche aventi riflessi sulla condizione economica politica e sociale delle donne. Donna eclettica dal profilo culturale e umano eccellente. Componente del direttivo dell’associazione “Coordinamento3 – Donne di Sardegna”.

Carla. Luisa quale è stato il tuo percorso?
Luisa. La mia formazione nasce dalla mia esperienza come lavoratrice nel Gruppo Fs, alla fine degli anni 70. Lavoravo come segretaria – unica donna – nell’officina riparazioni che allora contava 150 dipendenti, tra operai, tecnici e capi reparto, tutti maschi. Era l’epoca delle prime capostazione, delle prime capotreno, della prova ergonomica (con il sollevamento di un peso di 50 kg, oggi abolita), per poter accedere ai ruoli di operaio. Per le colleghe che lavoravano all’”esercizio” non era vita facile in un sistema dove tutto era declinato al maschile, le conoscenze, i valori, la memoria storica, il linguaggio. Come Comitato per le pari opportunità, uno dei primi nati in Italia, di cui sono stata la Presidente per 9 anni, abbiamo lavorato per la soluzione di tanti problemi, a cominciare dai servizi igienici per le donne nelle stazioni isolate e spesso scarsamente illuminate, dall’ eliminazione di requisiti discriminatori nelle assunzioni fino alla riserva di “quote” di genere nelle assunzioni per operaia e manovratrice e negli avanzamenti di carriera. Avevamo anche ottenuto due importanti riconoscimenti: la definizione di esempio di “buona pratica” da parte del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza Consiglio dei Ministri ad una nostra ricerca sociale sul lavoro nelle ferrovie, dal titolo “Libero Transito”, presentata anche al Salone del libro di Torino e ad un progetto di ferrovie turistiche nell’ottica delle pari opportunità, presentato in un convegno a Santander (Spagna) nell’ambito della Presidenza spagnola del Consiglio UE. Sono stati anni di straordinaria attività per assicurare parità di diritti e di trattamento alle poche donne occupate e per favorire l’accesso di altre candidate.
Carla. E poi sei diventata Consigliera di parità per la Regione Sardegna
Luisa. Si, sono stata nominata nel 2003, a seguito di pubblica selezione, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro per le Pari Opportunità. E l’incarico mi è stato rinnovato fino al 2013. E in quel ruolo, forte dell’esperienza precedente ho seguito centinaia di casi di discriminazione sul lavoro a causa del sesso, casi singoli, ma soprattutto collettivi come quello del diritto al part-time per gli agenti di polizia municipale di Cagliari, sancito nel 2007 da una ordinanza del TAR Sardegna a seguito di un ricorso da me avviato e che ha avuto anche la ribalta nazionale, sono stata intervistata da Rainew24. Tra le tante azioni posso citare l’accordo stragiudiziale con il comando dei Vigili del Fuoco di Cagliari per aprire le porte di questa delicata professione anche alle donne, la vertenza riguardo le candidate operaie forestali, uniche escluse dalla selezione per figure stagionali, l’intervento nella vicenda delle assistenti di volo Meridiana, richiamate dalla Compagnia a mantenere una “figura ben proporzionata”.
Talvolta le discriminazioni in ragione del sesso hanno colpito anche gli uomini, come dimostra la vicenda del cosiddetto ‘signorino buonasera’, il giovane che vistosi negare il diritto di partecipare a un’audizione per fare l’annunciatore alla Rai in quanto ‘maschio’, si è rivolto all’Ufficio ottenendo l’intervento diretto del Ministro per le Pari opportunità.
Ma accanto alle azioni antidiscriminatorie ci sono state quelle promozionali sui diversi temi: imprenditoria femminile, stereotipi di genere, mobbing e molestie sessuali, conciliazione vita-lavoro, diversity management, salute e sicurezza sul lavoro, violenza e tratta esseri umani, lotta all’omofobia, rappresentanza nella politica; vorrei citare anche la promozione alla genitorialità del progetto ‘Papà in azione’ con il calciatore Gianfranco Zola testimonial dello spot, trasmesso a Videolina e riportato nel sito Sardegna digital library e le iniziative sulla medicina e farmacologia di genere, le prime in Sardegna. Ho concluso il mio mandato con la sottoscrizione della Carta di parità e di uguaglianza sul lavoro sottoscritta da circa 40 soggetti pubblici e privati. Di fatto il mio incarico mi ha portato a un contatto con un ampio partenariato economico, sociale e istituzionale, con la presenza a diversi tavoli di concertazione, dove ho potuto fare proposte per assicurare il rispetto della parità tra i generi.
Carla. In Italia la parità di genere non si è ancora realizzata. Luisa, sei d’accordo se dico che tale negatività danneggia il mercato del lavoro, l’economia, la giustizia?
Luisa. La parità di genere non si è ancora realizzata in nessun Paese al mondo. L’Italia però su questo tema sconta un ritardo intollerabile, e questo, per la società nel suo insieme, è un fattore negativo. Pensiamo solo alle disparità salariali e alla rappresentanza inadeguata in politica. La mancata parità non è solo una questione di democrazia e di giustizia sociale, ma è un tema strettamente legato alla crescita e competitività del Paese, perché avere più donne al lavoro ha effetti positivi oltre che sul benessere familiare anche sulla massa fiscale previdenziale e sulla richiesta e consumi di beni e servizi. Investire sull’occupazione femminile crea un circolo virtuoso che genera ulteriore occupazione, quindi crescita economica. Il dividendo sociale di questa operazione dovrebbe essere noto ai politici.

Carla. Secondo l’ultimo Global Gender Gap Index del World Economic Forum, l’Italia é fanalino di coda in Europa, esclusa Malta. Come mai molte donne italiane e moltissime sarde, non se ne accorgono?
Luisa. Il problema è che in questo record negativo ci stiamo da molti anni senza che si intravvedano prospettive di miglioramento. Altri Stati hanno messo in campo, non da oggi, una serie di politiche e misure legislative per agevolare il lavoro e la partecipazione femminile, non parlo dei soliti paesi scandinavi, ma di quelli a noi più vicini culturalmente come la Francia, la Spagna. Noi invece ogni anno dobbiamo “ringraziare” piccoli Paesi come Malta se non siamo gli ultimi in fatto di differenziale di genere. A pesare sull’imbarazzante performance del nostro paese sono principalmente le profonde differenze di opportunità e di retribuzione riservate alle lavoratrici che, a fronte di maggiori e migliori livelli di istruzione degli uomini, hanno contratti di lavori più precari, orari ridotti, salari più bassi, non riescono a raggiungere le posizioni di vertice e di frequente lasciano il lavoro alla nascita del 1° o 2° figlio. Vi è però una scarsa percezione di questi problemi, a volte anche da parte delle donne, che però non colpevolizzerei. La rappresentazione della realtà viene spesso deformata dai media e dal senso comune, fondata su culture e prassi alimentate anche da una sorta di tolleranza delle discriminazioni. Ciò porta a non saper “leggere” gli ostacoli che le donne subiscono, creando così una invisibilità, se non anche malcelata ostilità: “le donne se vogliono, ce la fanno”, sia nel lavoro che nella politica, è un refrain che si ripete da più parti.

Carla. Se il sottosegretario, con delega alle Pari Opportunità, dovesse dotarsi di una Task Force di esperte in materia che lo affiancasse nell’immenso lavoro di cui il Paese ha bisogno; saresti, da esperta, ipoteticamente disponibile a dare un contributo di idee ed esperienza?
Luisa. Avrei preferito il ripristino e semmai il rafforzamento del Ministero pari Opportunità, abolito dopo 20 anni di vita, non solo la delega. E avrei voluto vedere una maggiore presenza di donne nella compagine governativa. Per quanto riguarda la petizione sulla task force di esperte, credo che dovremmo insistere perché il problema vero è che occorre affrontare con convinzione il tema delle inaccettabili disparità sociali, politiche, economiche che ancora oggi pesano sulla parte femminile del paese. Le esperte, con competenze ed esperienze pluriennali in materia, che possono supportare il Sottosegretario si trovano sia a livello locale che nazionale, basta cercarle.
Carla. Se consideriamo la Parità tra uomo e donna un passo imprescindibile per risolvere tante altre criticità, quali azioni concrete il nuovo governo potrebbe e dovrebbe attuare per promuovere la parità nel mercato del lavoro?
Luisa. Premesso che non vedo, nemmeno negli annunci, il cambio di passo auspicato in tema di occupazione femminile, voglio sperare che governo e parlamento si attrezzino per affrontare questa tematica. Occorrerebbe un serio piano nazionale per l’occupazione femminile, che sostenga le lavoratrici che vanno in maternità con risorse aggiuntive, promuova la conciliazione e la condivisione tra genitori del lavoro di cura, intervenga sulle tutele dei nuovi lavori, dove si concentrano maggiormente le lavoratrici e cominci a sostenere le piccole e medie imprese femminili che sono riuscite ad imporre una nuova impronta all’economia italiana. Alcune politiche necessitano di risorse finanziarie, di sostegno al welfare, per accrescere la dotazione e la fruibilità di posti nido e di strutture per la prima infanzia, nonché i servizi domiciliari per le persone non autosufficienti, o anche per agire sulla leva fiscale, incentivando le aziende ad assumere le donne a tempo indeterminato. Altre possono intervenire sul piano normativo, a partire dall’attuazione dei provvedimenti legislativi come il codice per le pari opportunità, oggi un po’ messo da parte, legiferare sul mobbing e rafforzare le istituzioni di parità, dando loro risorse e strumenti per lavorare. Aggiungo che sarebbe utile richiamare le imprese pubbliche e private ad assicurare parità di salario alle lavoratrici, oltreché equo accesso ai posti di responsabilità, il diritto alla protezione sociale, magari assegnando prioritariamente gli appalti pubblici a quelle che rispettano le pari opportunità.
Carla. Nella tua esperienza di Consigliera di parità hai trattato molte criticità relative all’esercizio dei diritti delle donne nel mercato del lavoro: discriminazioni dirette e indirette; segregazione orizzontale e verticale; gap salariale e iniquità del trattamento professionale; molestie; mancanza di tutele della maternità. Pensi che siano sempre e solo modelli culturali frutto di pregiudizi radicati nel background culturale dei cittadini e delle cittadine della nostra regione o semplicemente forme di convenienze e calcoli discriminatori “sempreverdi”?
Luisa. Molto spesso da parte delle aziende non c’è la volontà di discriminare, ma i comportamenti sono spesso il risultato di una cultura della maternità come problema privato, che considera di fatto le donne soggetti onerosi e a rischio per le aziende; Altre forme di discriminazione più o meno occulta sono frutto di un modo di pensare che, anche se non detto e non scritto, attribuisce di fatto un ruolo primario agli uomini e uno complementare alle donne. Le discriminazioni si possano annidare dietro atteggiamenti aziendali o semplici annunci di lavoro, dove alle donne è richiesta una bella presenza o dove le molestie sessuali sono tollerate. Certamente queste disuguaglianze sono prassi consolidate che derivano da stereotipi presenti in tanti ambiti, nella famiglia, nell’educazione, nei media, nel mondo del lavoro, nell’organizzazione della società. Ma ricondurre tutto all’ambito culturale è un alibi per lasciare le cose come stanno. La cultura si cambia, se c’è la volontà, e si cambia a partire dalle scelte politiche che si fanno e dalle iniziative capaci di produrre radicali cambiamenti.
Carla. In un’epoca di crisi acuta che non cenna ad esaurirsi, le donne sono ancora disposte ad accettare qualsiasi occupazione, pur di contribuire al sostegno della famiglia. Non credi che questo mortifichi spesso professionalità che meriterebbero di essere valorizzate, riportando le donne ai margini del mercato del lavoro, nel precariato, nelle attività meno qualificate e prive di sbocchi per il futuro?
Luisa. Credo proprio di sì. A seguito della crisi, l’occupazione maschile è crollata per la chiusura di molti stabilimenti industriali, soprattutto in Sardegna. In questa situazione le donne si sono dovute accontentare di un lavoro non adeguato alle loro capacità per far quadrare il magro bilancio familiare. Si sono così concentrate nei settori e professioni meno qualificati e meno retribuiti, con meno diritti, più precarietà e minore sicurezza del posto di lavoro. Senza contare che si tratta spesso di lavori part-time e spesso di poche ore lavorative, con ripercussioni anche sulle prestazioni previdenziali. E’ una “evaporazione” dei diritti che pensavamo acquisiti. Aggiungo che le donne pagano cara la crisi con limitazioni delle prestazioni e dei servizi sociali, visti i tagli lineari ai Comuni, dunque rischiano di tornare a casa per occuparsi degli anziani e dei disabili.
Carla. Come sarà possibile sviluppare una maggiore consapevolezza sul tema della democrazia paritaria se si continua ad emarginare le donne, tranne rari casi, dalla politica che conta?
Luisa. Niente ci è mai stato regalato, per questo sono convinta che spetti a noi il compito di porre con forza questi temi all’attenzione dell’opinione pubblica. E’ necessario un nuovo dibattito sulla parità uomo donna in Italia e per far questo occorre mettere insieme le energie: donne delle istituzioni, dei partiti e sindacati, dell’associazionismo e della cultura per incidere nella politica, con proposte di legge, ordini del giorno, richieste di audizioni delle associazioni femminili. Ci vuole unità tra di noi, però ci vuole anche coraggio, competenza e autorevolezza e quest’ultima si conquista se si parte dal sé, dalla propria storia e militanza a favore di una società più equa. E non dalle scorciatoie, dalla subordinazione a questo o quel “capo bastone”, in cambio di qualche beneficio. Non è sempre colpa degli altri.
Carla. Credi che al radicamento delle numerose discriminazioni possa contribuire una consuetudine della comunicazione che tollera e alimenta il modello di società disegnata al maschile?
Luisa. Certamente Il tema della informazione e comunicazione è strategico perché i media influenzando credenze, valori e modelli di comportamento che orientano la nostra vita quotidiana. Assistiamo a una riproposizione continua di contenuti e linguaggi stereotipati e spesso sessisti e comunque lontani dalla realtà. Pur rappresentando più della metà della popolazione, c’è una invisibilità di fondo nei media per le donne che studiano, lavorano, si prendono cura dei familiari. Aggiungo che vi è scarsa presenza delle donne nei programmi e nei quotidiani. Quando si discute di grandi temi, politica o economia, le donne hanno un ruolo marginale, al contrario sono presenti nei programmi di intrattenimento. Occorrerebbe una maggiore presenza femminile nei luoghi di vigilanza e controllo dell’informazione.

Carla. L’Europa da tempo chiede agli stati membri, coerenza nelle azioni positive di promozione della condizione e del ruolo delle donne. All’orizzonte non si intravvedono azioni concrete e ben strutturate per recuperare tanti anni di ritardi e scelte inadeguate tese a rimuovere mentalità, comportamenti. Un suggerimento semplice e praticabile per la Sardegna.
Luisa. Innanzitutto avere una mappa delle dinamiche che incidono sulla condizione delle donne per valutare se le azioni a loro destinate siano sufficienti o da rimodulare e poter intervenire in maniera più efficace, dunque disporre di analisi statistiche che diano un quadro della situazione. I dati suddivisi per sesso dovrebbero essere utilizzati nella pianificazione, elaborazione e realizzazione delle strategie politiche e non solo in materia di occupazione e lavoro ma nel campo dell’istruzione e formazione, (abbandono scolastico, discipline di studi universitari, formazione professionale, ricerca scientifica) sull’immigrazione, sulla popolazione anziana, sulle famiglie, a partire dalla composizione, reddito, abitazione. Ma per fare questo occorrerebbe una vera delega per le Pari Opportunità presso la Presidenza della regione, con compiti anzitutto di coordinamento e raccolta delle informazioni e dei bisogni provenienti dai diversi territori per pianificare le politiche di intervento per la parità su scala regionale.

 

Carla. Luisa, come sempre, competente propositiva ed esaustiva.

A nome del Coordinamento3 , grazie per questo prezioso contributo .

 

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