Cibo e felicità. Un equilibrio possibile

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Intervista ad Alessandra Addari, a cura di Carla Puligheddu.

Alessandra Addari, giornalista affermata,  é direttrice editoriale dell’emittente sarda TCS (Telecostasmeralda) . Dal 2000, conduce a Videolina la seguitissima rubrica “Oggi al mercato”. Componente del Consiglio Direttivo Nazionale di Giulia Giornaliste. Co – fondatrice dell’Associazione Coordinamento3 – Donne di Sardegna. 
Carla. So che sei una donna poliedrica , piena di risorse e competenze. Mi vorrei, soffermare con te sul tema Cibo, quale fonte di felicità e cura di se. Cosa ne pensi?
Alessandra. Mangiare e prima ancora preparare qualcosa da portare a tavola è un esperienza multisensoriale. Anzi forse è l’attività che più coinvolge l’intero organismo. Con tutti i suoi odori, sapori, consistenze, colori e anche rumori il cibo ci fa provare emozioni, evoca ricordi e pensieri. Ci riconnette con la natura, laddove per la maggior parte di noi il rapporto con questa è lontano. Il cibo ci permette di usare le mani per creare qualcosa che magicamente diviene un succulento piatto, magari da condividere con qualcuno che amiamo o semplicemente per gratificarci dopo una giornata di lavoro. Insomma io credo che la cucina sia un atto creativo e che in quanto tale procuri felicità. Altrimenti non si spiegherebbe il successo di tutti i programmi di cucina che imperversano nelle televisioni e che interessano sempre più persone di qualsiasi età, ceto sociale e professione.

 

Carla. “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”. Siamo davvero ciò che mangiamo?
Alessandra. E’ un discorso complesso. Detesto ogni estremismo e anche per il cibo credo che non bisogna fissarsi con le diete o con determinati alimenti, perchè non siamo fatti di cristallo. Il nostro organismo è una macchina meravigliosa capace di operazioni chimiche incredibili, siamo fatti per digerire i grassi, trasformare i carboidrati in zuccheri e poi in energia e via discorrendo. Certo mangiare bene fa bene all’umore, alla lucidità mentale, ci da forza e di conseguenza ci permette di portare a termine gli obiettivi della giornata. Però non è che chi mangia carne è aggressivo e chi mangia verdure è mansueto o ancora se mangia semi è uno spirituale. Piuttosto è anche nell’atto del mangiare che va posta l’attenzione. Sedersi a tavola sereni e con fiducia val più di qualunque dieta restrittiva e spesso rattristante. (me lo ha detto in gran segreto un famoso cardiologo ormai ottantenne a cui chiesi che tipo di dieta consigliasse)

 

Carla. La nutrizione è una consuetudine che appaga una moltitudine di bisogni. Quali, oltre l’ appetito, nella tua quotidianità?
Alessandra. Mangiare è spesso l’unico momento che dedichiamo a noi stessi, ai nostri cari e in generale agli altri. A tavola ci rilassiamo, troviamo la giusta atmosfera per chiacchiere conviviali, per un affare o per corteggiare qualcuno. Preparare un piatto e donarlo poi ci rende felici e in questo modo manifestiamo l’amore per un compagno, per un figlio, l’affetto per un vicino di casa. Mangiare ci da calore, ci avvolge e spesso ci permette di superare anche momenti difficili. Quante volte in situazioni tristi ci siamo fatti consolare da una dolcissima torta, nonostante contenga zuccheri raffinati, crema con latte e uova carichi di colesterolo per non parlare della panna chimica…insomma ogni tanto possiamo smettere di pensare alla composizione degli ingredienti e mangiare e basta per regalarci una carezza.

 

Carla. La convivialità nella nostra tradizione rappresenta il rito più diffuso dell’accoglienza. Si può rendere sostenibile l’accoglienza, sia nei costi che nella bontà delle proposte, senza rinunciare al piacere delle tipicità sarde?
Alessandra. E’ una questione molto difficile da risolvere. Bisogna trovare una giusta via, tra l’esigenza di aumentare le produzioni per soddisfare le richieste di mercato e salvaguardare alcune lavorazioni tipiche, ma ormai rimaste vive solo in piccole comunità (spesso di donne). Ecco in questo ci viene incontro la tecnologia avanzata capace di creare macchine che riproducono quasi in maniera perfetta alcuni prodotti tipici come ad esempio “sa fregula”. Per me è onesto perchè è una nostra tipicità, quando non sempre potremmo avere quella fatta a mano dalla zia nelle stesse condizioni di igiene necessarie a entrare nel mercato. Farla in un pastificio poi crea lavoro, oltre a risponde alle esigenze di un consumatore moderno.

 

Carla. La filiera agroalimentare attrae sempre di più le giovani generazioni. Hai constatato quanto amore le donne sarde investono nell’economia della nostra regione?
Alessandra. Se lo vuoi proprio sapere sono le donne le più coraggiose, quelle che tirano i fili della famiglia e si inventano le piccole imprese agroalimentari. Io ne ho conosciuto tante, tutte forti, capaci e anche scaltre. Sono le donne che conservano i tesori della nostra tradizione, quelli che poi i grandi chef copiano per portare a tavola piatti esclusivi e pluripremiati. A Siddi come a Nuoro ci sono donne che preparano la pasta come fosse un tessuto, un ricamo e sono loro a mettersi in gioco più degli uomini. In generale le donne sarde sono più ottimiste e possibiliste. Secondo me è a loro che bisogna guardare per dare una svolta al tessuto economico di questa regione. Parlo almeno dal punto di vista dell’agroalimentare.

 

Carla. E, quanto la nostra regione dovrebbe investire sulla genialità delle donne che vorrebbero intraprendere una professione legata al cibo di qualità?
Alessandra. Io spero che sempre più donne ritornino alla sapienza delle loro mamme e nonne che conservano segreti oggi trasformabili in chiave moderna e redditizia. Molte già lo fanno: c’è chi ha appreso l’arte di preparare conserve, chi l’utilizzo delle erbe medicamentose, oppure di preparare saponi. Insomma bisogna essere un po’ creativi e ottimisti e le donne lo sono. Come ho già detto però bisogna rendere tutto più fruibile, bisogna che i bandi e gli incentivi vengano spiegati e divulgati anche nei piccoli centri. Non si può pensare che una donna che lavora, tira su famiglia e tiene casa abbia il tempo di star li su internet a frugare tra i siti della Regione se c’è questa o quella possibilità. Si arrende prima, non ci crede. Invece io organizzerei degli incontri proprio nei piccoli centri. Basterebbe anche un ufficio mobile, un camper ad esempio.

 

Carla. Cibo e ambiente, un binomio inscindibile. La tutela dei prodotti alimentari e dei lavoratori e lavoratrici del comparto hanno costi che la concorrenza straniera abbatte con l’abbattimento delle norme. Come si comportano le persone che fanno la spesa al mercato?
Alessandra. Purtroppo ti devo dire che sempre più il mondo sta andando verso una grande divisione. Chi non ha molti soldi mangia gli scarti dell’industria alimentare, chi sta bene economicamente si può permettere cibo più buono, più sano e di conseguenza vive meglio. Non si può pensare di pagare un litro di olio di oliva meno di 5 euro, se si conosce il lavoro che c’è dietro, così come non si può pensare che un pollo possa costare due euro. Neanche il prezzo del trasporto.
Chi fa la spesa al mercato sta già bene economicamente, tutti gli altri vanno nei grandi discount. Purtroppo. Però bisogna continuare a dare informazioni perchè alla fine è sempre il consumatore che determina l’offerta. Se noi non compriamo qualcosa l’industria non la produrrà. Perciò bisogna acquistare con attenzione non solo alla qualità, ma anche all’etica del lavoro, se vogliamo tutelare il nostro pianeta e il futuro dei nostri figli. Mangiare bene costa. Ed è giusto che sia così perchè il cibo è la nostra prima risorsa, più del bel vestito.

 

Carla. Associare il cibo all’arte appassiona chi sta in cucina e rende desiderabili le pietanze senza appesantire la digestione. Anche l’occhio vuole la sua parte, sei d’accordo?
Alessandra. Si mangia prima con gli occhi e poi con il naso e infine con la bocca. Il nostro corpo ci da sempre dei segnali di buono o cattivo. E’ istintivo e primordiale. Quando vediamo nel piatto una cosa disordinata e non capiamo cosa c’è dentro storciamo il naso e non ci fidiamo, lo stesso vale se sentiamo un odore che non conosciamo o non è associabile al cibo. Pensa ad un pezzo di carne che odora di chanel n.5 mica ti viene voglia di mangiarlo. Lo stomaco non si apre. Pensa invece all’odore del ragù della mamma. Ti si apre immediatamente lo stomaco e nel viso ti appare un sorriso. Lo stesso quando vediamo una pietanza ben sistemata nel piatto, ci viene voglia di mangiarla, anche se le forme sono una questione culturale. Dipende anche dalle tendenze design del momento. In generale amiamo vedere tutti gli ingredienti di una pietanza, distinguerli gli uni dagli altri ci tranquillizza.

 

Carla. Vorrei che le mense comunitarie, le scuole e gli ospedali curassero di più la qualità del cibo e l’aspetto delle pietanze. Hai mai visitato una mensa scolastica? Sarebbe interessante proporre un servizio nella tua rubrica. Uno stimolo per le cucine, a curare la bellezza e il gusto.
Alessandra. In generale le norme che riguardano le mense sono molto restrittive. L’Italia e il suo servizio igiene degli alimenti sono molto severi in proposito. Il problema credo che parta sempre dallo stesso punto, spesso i manager delle nostre aziende, e quelle alimentari non fanno eccezione, non conoscono bene il settore in cui vanno ad applicare regole di risparmio e organizzazione produttiva. Credo che nelle mense si possa scegliere prodotti di qualità e curare l’aspetto dei piatti, magari evitando gli sprechi o risparmiando su altro. Ho visitato alcune mense e credimi, tutto parte sempre da una questione di rispetto per gli altri. C’è chi lavora bene con onestà e chi (e sono quelli che non fanno entrare le telecamere) ne approfitta.

 

Carla. Alessandra, sei entrata nelle nostre case con garbo ed eleganza, ti sentiamo una di famiglia e ci fidiamo di te. Immagino che in tanti ti chiedano le ricette della tua forma perfetta. In genere, dai qualche consiglio o rispetti il “segreto professionale” ?
Alessandra. Ahahah. Io sono più teorica che pratica. Vivo come tutti cercando un equilibrio, impossibile, tra lavoro, famiglia, affetti. Potrei dire che cucinare è terapeutico, fatelo come esercizio di rilassamento, sentite gli odori, riconoscetene l’origine: sentore di terra bruciata, di erba o sottobosco, assaporate ogni boccone ascoltando il gusto: amaro, dolce, agro, piccante. Chiedetevi cosa vi piace davvero. Scopritevi attraverso il cibo. Chi siete e cosa volete veramente. Il cibo è vicino alla nostra anima più profonda.

 

Carla. Grazie Alessandra, per le riflessioni originali intorno ad un tema che interpella i nostri sensi e la nostra consapevolezza . Grazie anche per gli spunti e i suggerimenti . Io per prima ne farò buon uso.

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