Conversazione con Carmìna Conte

  a cura di Carla Puligheddu

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Carmìna Conte, giornalista freelance, dall’esperienza pluridecennale nelle principali emittenti televisive regionali sarde. Esperienza poliedrica e multiforme, sia nel giornalismo radio – televisivo che nella carta stampata e nella gestione di uffici stampa e pubbliche relazioni per enti, a carattere regionale e anche nazionale. Pioniera dell’economia in TV, da sempre impegnata per il riconoscimento del ruolo della donna nel giornalismo e sul fronte dell’affermazione del linguaggio di genere, contro gli stereotipi.
Fra i riconoscimenti: il premio “Sardegna economia” e il “Premio Iglesias” di giornalismo televisivo. Impegnata da sempre sui temi della salute e del sociale, tra cui la battaglia per il riconoscimento del diritto dei lavoratori esposti all’amianto nelle industrie chimiche sarde, e su quelli dell’emigrazione.
Presidente del Comitato di Garanzia di “Giulia Giornaliste”. Testimone e attivissima protagonista del lento, difficile e ancora incompleto cammino dell’emancipazione femminile in Italia e in Sardegna. Da gennaio 2018, Presidente dell’Associazione “Coordinamento3 – Donne di Sardegna”.

Carla. Carmìna, come ci si sente da Presidente di un’associazione nata per rivendicare i diritti delle donne sarde?

Carmìna.  In realtà non mi sento per niente presidente…mi sento invece di far parte di una squadra, di un movimento che nasce da molto lontano, composito, “multipolare”, in cui ognuna ha una storia preziosa, diversa, capace di portare un contributo straordinario, di idee,di iniziative di “volontà” di esserci . Ecco, stando tutte insieme, così differenti per formazione, appartenenze, condizione ed estrazione, potremo agire per cambiare le cose, per eliminare gli ostacoli che impediscono tuttora alle donne di partecipare, a pieno titolo e al pari degli uomini, al governo della “cosa pubblica”, in tutti gli ambiti della politica, delle istituzioni e della società. E’ assurdo, ma secondo l’ultima classifica del Global Gender Gap Index del World Economic Forum, l’Italia è all’82° posto su 144 Paesi nel mondo per la parità fra uomini e donne, considerati tutti gli indici. Crolliamo al 118° posto se consideriamo gli aspetti economici. Abbiamo ancora tanto da “battagliare”!

Carla. Senza dimenticare le tue salde radici, alla luce della tua storia culturale, umana, professionale, ti senti prima Sarda e poi femminista o viceversa?
Carmìna.  Io sono sarda per adozione e per formazione, mi sento per certi versi orgogliosamente sarda, pur non avendo mai perso le mie radici laziali, che fanno parte di me e mi sono state lasciate “in eredità” dai mie cari genitori, a cui tengo tantissimo. Non sono mai stata “femminista” nel senso storico del termine, perché il femminismo è stato un movimento specifico, con contenuti anche ideologici specifici e che ha avuto una nascita e uno sviluppo, propagandosi a livello “planetario” nella seconda metà del secolo scorso, che ha avuto certamente dei meriti straordinari. Ho avuto il privilegio di nascere in una famiglia ”semplice”, mio padre operaio, mia madre casalinga, basata su un profondo rispetto, condivisione e amore reciproco, da cui ho imparato molto: loro mi hanno sempre spinto a crescere, studiare, migliorarmi. Le contraddizioni non le ho vissute in famiglia ma all’esterno, nei vari luoghi dove ho vissuto, fra Sicilia e Sardegna, soprattutto negli anni dell’infanzia e della prima adolescenza. In un’epoca in cui la condizione della donna era anche di pesante sottomissione e forte discriminazione. Da sempre, da quando avevo quindici anni, mi sono battuta per i diritti delle donne, per l’emancipazione femminile, come si diceva in quell’epoca, anche per il diritto alla sessualità, per troppo tempo repressa e oscurata e alla maternità consapevole; per il diritto allo studio e alla formazione a tutti i livelli; per il diritto al lavoro, contro ogni discriminazione e prevaricazione, per le pari opportunità in tutti gli ambiti della vita civile e sociale, e naturalmente politica e istituzionale, conditio sine qua non!
Carla. Le donne Sarde ti riconoscono grandi meriti per il contributo di competenza e amore che hai elargito in tanti anni alla Sardegna e ai Sardi. Quanto è ricambiato tale sentimento?
Carmìna. Amo le donne sarde, che mi hanno dato tanto e continuano a darmi tanto: la mia adolescenza l’ho vissuta nel nuorese, in Barbagia e le donne barbaricine hanno una forza e una tempra particolare, devo molto a loro. Non ho nessun merito. Ho sempre e soltanto fatto ciò che “mi dettava il cuore!”Non sopporto nessuna forma di ingiustizia, soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli. Per questo la battaglia per i diritti delle donne ce l’ho nel DNA e non mi fermerò fino a che avrò fiato! Non voglio essere equivocata, le donne non sono deboli, per niente, “reggono il mondo”, ma per ragioni complesse sono state tenute per tanto tempo “relegate” in una condizione di marginalità, da un lato rispetto allo studio e al lavoro e dall’altro, rispetto alla politica e alle istituzioni. Hanno fatto in cinquant’anni passi da gigante, nei settori dove valgono intelligenza, capacità, competenze, scalando rapidamente settori da cui prima erano escluse, come la Magistratura, la professione medica e così via. Ma continuano ad essere discriminate in settori dove valgono altre “abilità” e dove il potere reale è stato sempre gestito dagli uomini, come la politica e il governo. Le donne arrivano con oltre centocinquant’ anni di “ritardo” nella politica e nelle istituzioni, in un mondo in cui le regole e i meccanismi sono stati costruiti dagli uomini: non se ne può più, dobbiamo riuscire a “ far saltare il banco”, con altre regole e altri meccanismi! Se stiamo unite, ce la possiamo fare.
Carla. Sappiamo di avere tante risorse femminili in Sardegna e tu sei, una come poche, straordinaria, vulcanica, inesauribile. Se è vero che le donne dovrebbero partecipare di più dal di dentro, come mai non ti sei mai cimentata nella competizione elettorale della politica attiva?
Carmìna.  In realtà mi è capitato una volta, tanto tempo fa, ero molto giovane e francamente ingenua e non avevo capito certi meccanismi…mi mancarono pochissimi voti per essere eletta nel consiglio Provinciale di Nuoro, nel 1985, la prima dei non eletti, ma la più votata in assoluto…Lasciai perdere: oggi farei un altro tipo di battaglia! Mi fu poi chiesto di candidarmi al Consiglio regionale della Sardegna una ventina d’anni fa: ero molto impegnata nella mia professione giornalistica e nella famiglia e non me la sentii…Oggi, chissà!
Carla. La forza delle idee e la vitalità nel proporle non hanno età. Credi che il rapporto intergenerazionale possa portare buoni frutti nel lento processo della democrazia compiuta?
Carmìna. Credo che sia cruciale, indispensabile: dobbiamo saper dialogare con le nuove generazioni femminili, capirne le esigenze , che sono anche nuove e diverse dalle nostre. Sembra impossibile, ma certi obiettivi , che per noi “adulte” sono prioritari, vitali, addirittura scontati, non lo sono invece altrettanto per le giovani donne. Battaglie esiziali come quella “vittoriosa” per la doppia preferenza di genere, per cui ci siamo battute per anni, superando ogni genere di difficoltà, non sono comprese pienamente dalle ragazze di oggi, che sognano ancora un mondo in cui chi vale, va avanti “motu proprio”….lo stesso ragionamento che facevano gli uomini cinquant’ anni fa, ma come è evidente, siamo ancora fuori dalle stanze del potere.

Carla. Hai vissuto in simbiosi con un Uomo straordinario che ha conosciuto e praticato la politica con competenza, eleganza ed onestà . Ti sei mai chiesta perché gli uomini che si occupano di politica siano, in genere, così poco straordinari?
Carmìna.  Si ho avuto il privilegio di vivere accanto a un uomo meraviglioso, in tutti i sensi, e che mi manca e mancherà moltissimo … .che mi ha sempre spronato ad andare avanti, ad affermare i miei valori di donna e di persona. Un esempio di coerenza e probità assai rare, oggi difficilissime da trovare, in un mondo in cui i principi e le idealità valgono lo spazio di un mattino e in molti sono disposti a barattarli per ciò che al momento pare più opportuno e vantaggioso. Credo che la regola che vale, purtroppo sempre di più, in assenza di idee fondanti e di grandi progettualità civili e sociali, sia l’abilità nel cercare le modalità per “fare carriera”, per acquisire postazioni di potere, indipendentemente dalla collocazione e dall’appartenenza, se mai ce ne fossero: è un esercizio che non richiede grande spessore culturale, alta professionalità , né straordinarietà, ma solo furbizia e abilità. Per questo il livello della politica è tendenzialmente così decaduto.
Carla. Le tante battaglie che hai portato avanti in favore dei diritti delle donne hanno segnato la tua vita. C’è in particolare una che ti ha lasciato i segni più profondi, nel bene e nel male?
Carmìna. Come ho detto, ho lottato per i diritti delle donne a 360°, mettendo in primo piano il diritto innanzitutto a scegliere, a decidere, ad esercitare il diritto all’autodeterminazione, in una parola: da anni partecipo alle iniziative contro la violenza di genere, non basta mai, perché è qualcosa di tremendo che attraversa tutta la società, permea come un veleno i comportamenti di troppi uomini ancora, affonda le radici nella concezione distorta dei rapporti fra uomini e donne, ad ogni latitudine….Ma ho fatto anche altre battaglie, come quella per il divorzio, in occasione del referendum abrogativo del 1974 e quella per la legge sull’aborto, sempre in occasione del referendum abrogativo del 1981, tematiche delicatissime , che interessano la sfera privata e la concezione della vita. In tutte e due queste battaglie in gioco c’era il diritto delle donne a decidere per la propria esistenza in momenti cruciali e terribili. La ragione per cui le ho fatte allora e le rifarei oggi è che le due leggi in questione non imponevano nulla, ma lasciavano la possibilità di scegliere, di decidere. Ho vissuto intensamente anche gli anni in cui ho collaborato con l’Ufficio della Consigliera regionale di Parità , quando il ruolo era ricoperto da Luisa Marilotti: sono stati anni intensi e irripetibili, con battaglie a tutto campo contro le discriminazioni sul lavoro e con risultati importanti, Devo molto a Luisa Marilotti, competente e determinata, mi ha insegnato moltissimo! E poi, in tempi recentissimi, la battaglia per la doppia preferenza di genere nella legge elettorale regionale sarda: forse è quella che mi porterò nel cuore, per quanto è stata dura e per quanto è stata corale, condivisa, risultato di anni e anni di iniziative delle donne sarde e delle loro associazioni. Un risultato importante, storico, ma non c’è niente di scontato: adesso si apre il campo di battaglia vero e proprio! Dobbiamo far funzionare al meglio la norma e favorire la partecipazione attiva e propositiva delle donne in tutti i partiti, nella formazione delle liste e nella partecipazione al voto: sarà un durissimo banco di prova e ci dobbiamo impegnare tutte!
Carla. Cosa pensi dell’amicizia, vissuta quale esperienza profonda di solidarietà, condivisione e complicità?
Carmìna.  Credo che l’amicizia sia “l’anima” di tutto: le conquiste più importanti e gli obiettivi fondamentali si ottengono se sono condivisi, se sono cementati da rapporti umani di solidarietà e di affetto, capaci di superare le barriere delle ideologie e delle appartenenze, per un fine di civiltà e di giustizia. L’amicizia favorisce il confronto, anche attraverso “lo scontro”, la discussione accesa, franca e leale. Forse in questo le donne possono fare la differenza: non è né facile, né semplice, ma ci possiamo riuscire, se ci crediamo e se ci impegniamo.
Carla. La tua visione per il futuro della Sardegna dando priorità a tre urgenze cui dare risposte concrete per il benessere di una regione in estrema sofferenza sotto molteplici punti di vista.
Carmìna.  Prima di tutto la formazione e il lavoro: le nostre ragazze e i nostri ragazzi se ne vanno da un ‘altra parte, stiamo perdendo con loro la possibilità stessa di una crescita, di uno sviluppo per la nostra isola! Manca un progetto di lungo respiro per questa terra magnifica ma disastrata, non lo vedo in nessun programma o strategia, mi pare che tutti più o meno annaspino, inseguendo le emergenze qua e là. Finita l’epoca della industrializzazione fondata sulla chimica e su interventi estranei fondamentalmente alla condizione strutturale della Sardegna, che ha lasciato un territorio devastato in tutti i sensi, bisogna pensare a un futuro basato sulla valorizzazione delle risorse del territorio e dell’ambiente, nell’ottica dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile. Occorre cominciare da vaste azioni di bonifica e ripristino delle imponenti aree compromesse e inquinate: ciò contribuirà anche creare nuove occasioni di lavoro e di sviluppo. Occorrono, inoltre interventi per il rilancio della piccola e media imprenditorialità, sostenendo l’iniziativa delle donne, che hanno dato prova di maggiore flessibilità e tenuta, anche nei momenti peggiori. La regione dovrebbe dotarsi di un vero e proprio piano strategico per favorire il riequilibrio della condizione della donna in tutti gli ambiti della vita civile e sociale, con azioni a tutto campo, contro le discriminazioni sul lavoro, per la conciliazione vita-lavoro, per i servizi a sostegno della famiglia, per i tempi di vita delle nostre città. Abbiamo il tasso di natalità più basso d’Italia, che è il più basso d’Europa: occorre affrontare con coraggio questa situazione, senza se e senza ma!
Carla. Lo scenario politico nazionale è cambiato. Gli schieramenti tradizionali hanno subito l’effetto della fluidità del pensiero che non è più ancorato alle ideologie ma ai bisogni concreti delle persone e dei territori. Ritieni giusta e corretta la trasversalità dei movimenti femminili verso traguardi comuni che tutte, pur appartenendo a partiti e movimenti differenti, possono condividere?
Carmìna. Ci credo così profondamente, che sono qui, A disposizione

Carla. Grazie di cuore Carmìna!!

 

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