Il Battesimo politico delle Donne italiane

le consultrici. Angela Guidi Cingolani.

Dopo la seconda guerra mondiale, in particolare, in seguito alla partecipazione attiva delle donne alla Resistenza, alle italiane veniva riconosciuto finalmente il diritto di voto.
Ad esordire nell’agone politico – istituzionale, ancora prima delle 21 Costituenti, sarebbero state le consultrici, ovvero le 13 donne che, per la prima volta, prendevano posto nell’Aula di Montecitorio quali componenti della Consulta Nazionale (1945-1946)

Banco di prova della democrazia parlamentare, la Consulta, se non formalmente rappresentativa,era di sicuro la prima assemblea aperta, dopo la fine del regime, al libero dibattito democratico, così da essere salutata come l’ “assemblea della libertà”. Le consultrici, nominate dal governo su designazione dei rispettivi partiti e sindacati, erano l’azionista Ada Prospero Marchesini, più nota come Ada Gobetti, subentrata in sostituzione di Bastianina Martini Musu, l’azionista sarda scomparsa iln 21 ottobre 1945, a distanza di neanche un mese dalla nomina, le democristiane Laura Bianchi e Angela Maria Guidi Cingolani, le socialiste Clementina Caligaris Velletri, Jole Tagliacozzo Lombardi e Claudia Maffioli, la liberale Virginia Quarello Minoletti e le comuniste Gisella Floreanini della Porta, Ofelia Garoia Antonelli, teresa Noce Longo, Rina Picolato ed Elettra Pollastrini. Era comunista anche Adele Bei Ciufoli, designata però non dal partito ma dalla Cgil. Demolaburisti, monarchici, e qualunquisti, invece, non avevano proposto alcuna designazione femminile per la Consulta.

Come diceva Cecilia Dau Novelli, la loro presenza in Consulta avrebbe rappresentato il “vero battesimo politico” delle donne italiane. Accomunate dall’impegno antifascista e di combattenti partigiane e in seguito divenute quadri dei rispettivi partiti nonché appassionate animatrici dell’Udi (Unione donne italiane) o dei movimenti femminili cattolici, le consultrici si erano mobilitate nella difesa dei diritti civili e politici delle donne,decise a promuovere la partecipazione femminile alla vita politica “non solo come elettrici ma come elette”.

Donne di condizione sociale e con esperienze di studio e di lavoro diverse,riconosciutesi nei modelli identitari della Resistenza, avevano trovato in quel nuovo protagonismo femminile unità d’intenti e motivi, se non di trasversalismo, certamente di sintonia, rafforzata dal condiviso impegno per la ricostruzione e pacificazione del paese e delle battaglie di emancipazione femminile che, dopo la conquista dei diritti politici, era forse apparsa una strada in discesa.

Su tutte sarebbe calato, tuttavia, un velo di indifferenza riguardo alla loro attività in Consulta Nazionale, e non solo da parte della stampa del tempo ma anche della storiografia, che solo di recente se ne sta interessando.
Le consultrici, invece, avrebbero vissuto sin dall’inizio quell’esperienza con grande serietà , cogliendone gli oneri più che gli onori o la notorietà che ne sarebbe derivata.

La prima donna ad intervenire in un’assemblea politico – istituzionale fu Angela Guidi Cingolani che, a nome delle altre consultrici, invitava i colleghi uomini:
“a non considerarci come le rappresentanti del sesso debole e gentile, oggetto di formali galanterie e di cavallerie d’altri tempi, ma pregandovi di valutarci come l’espressione di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire, che ha combattuto, sofferto, resistito e vinto con armi talvolta diverse e talvolta simili alle vostre e che oggi lotta con voi per la democrazia – aggiungendo poi con un certo sarcasmo – Non temete la nostra invadenza: praticamente, abbiamo troppo fiuto per farlo, ma comunque peggio di quello che nel passato hanno saputo fare gli uomini, noi non potremo mai farlo”.

 

Tratto da: “(NON) c’era una volta La Costituzione . Maria Antonietta Cocchiara 

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