Molestie sessuali sul luogo di lavoro

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Molestie sessuali sul luogo di lavoro, la condizione della donna, che cosa si può fare.

L’intervista a Luisa Marilotti é stata realizzata da Cristiana Sarritzu e noi del Coordinamento3 , siamo liete di pubblicarla nel nostro blob.

La parola a Luisa Marilotti, ex consigliera regionale di parità per la Sardegna, una lunga esperienza dedicata alla causa delle donne, sempre in prima linea per combattere contro le discriminazioni di genere, per la parità dei diritti.
Donne e molestie sessuali sul luogo di lavoro, forti parole di denuncia arrivano dal mondo dello spettacolo, dalle attrici. “Finalmente”, commenta Luisa Marilotti, “si rompe il muro dell’omertà. Ben vengano le donne che decidono di parlare anche se tardivamente”.
C’è voluto del tempo per trovare il coraggio di spezzare le catene e lasciare fluire la voce, quel grido di dolore che arriva da chi si è sentito violare nell’intimo, da chi ha visto venir meno il senso della propria dignità. “Le molestie sessuali sul lavoro”, chiarisce la ex consigliera, “che sono l’altra faccia della violenza, violano la dignità della persona, creano un ambiente di lavoro intimidatorio, umiliante, degradante e offensivo”, poi aggiunge, “qualsiasi comportamento indesiderato a connotazione sessuale è considerato giuridicamente una molestia sessuale”.
Marilotti è stata la prima consigliera regionale di parità in Sardegna, è rimasta in carica per dieci anni.
Battute a sfondo sessuale, ricatti:” Non ti assumo, non ti concedo le ferie se non sei gentile con me”. Promesse, implicite o esplicite, di agevolazioni e privilegi o di avanzamenti di carriera in cambio di prestazioni sessuali, minacce o ritorsioni in seguito al loro rifiuto, contatti fisici indesiderati o inopportuni, apprezzamenti verbali sul corpo, affissione o esposizione di materiale pornografico sul luogo di lavoro anche in forma elettronica, sono tutti esempi di molestie sessuali.
La ricerca del lavoro per la donna è ancora una strada in salita, soprattutto se si risiede nel sud Italia. La condizione sociale e culturale femminile mostra tante criticità. Il timore di ritrovarsi disoccupate o con una carriera bruciata e ancora il timore di non essere credute, può diventare cruciale nella decisione di denunciare o meno la molestia subita. “Non bisogna scegliere il male minore”, asserisce la ex consigliera, “le donne hanno difficoltà a ribellarsi, a denunciare le molestie, poiché è difficile raccogliere le prove o trovare i testimoni, spesso non vengono credute, si finisce col pensare che siano state loro a travisare i fatti”.
Per mettere un freno a tale fenomeno l’anno scorso le parti sociali, Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, hanno siglato un’intesa che recepisce l’Accordo Quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, raggiunto nel 2007 dalle rispettive rappresentanze a livello europeo. In coerenza con i principi enunciati nell’Accordo Quadro, l’intesa riafferma che le molestie o la violenza nei luoghi di lavoro sono inaccettabili e vanno denunciate, sottolineando che le imprese e i lavoratori hanno il dovere di collaborare al mantenimento di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali.
“Non bisogna quindi restare in silenzio”, riassume Marilotti, “è importante parlarne con le colleghe o i colleghi di fiducia, per cercare insieme una soluzione anche extragiudiziale al problema”. Infine suggerisce alcune strategie da adottare: raccogliere le prove, tenerle scritte su un diario, conservare messaggi, email, lettere, registrare le telefonate perché se anche non costituiscono una prova in giudizio, possono essere utili qualora si percorra una via extragiudiziale. Ci si può avvalere anche dell’aiuto, se presente nelle aziende pubbliche o private, della consigliera di fiducia, una figura super partes, chiamata all’ascolto e al dialogo dei dipendenti oggetto di molestie o discriminazioni sessuali, per offrire una consulenza e assistenza gratuita a tutela della dignità e del rispetto delle persone che lavorano. “Bisogna parlare e parlarne insieme”, ribadisce e conclude Marilotti, “perché l’unione fa la forza”.

Di Cristiana Sarritzu
20 dicembre 2017

 

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