NON SOLO FIACCOLATE e TALK SHOW

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Il 25 Novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’ONU nel 1999, le manifestazioni organizzate da diverse istituzioni e associazioni, anche quest’anno, si annunciano numerose.
Spettacoli teatrali, dibattiti , flash mob, drappi rossi che pendono dai palazzi istituzionali, fogli bianchi da riempire con pensieri contro la violenza, corsi di autodifesa personale rivolti alle giovani donne, progetti di sensibilizzazione per gli alunni delle scuole primarie e altro ancora.
Si tratta di iniziative che servono a sensibilizzare l’opinione pubblica e a richiamare le istituzioni ad impegni precisi per arginare e combattere un fenomeno di enormi proporzioni come il femminicidio di cui i numeri parlano chiaro. In Italia ogni due giorni una donna viene uccisa. Solo lo scorso anno sono state 120 le vittime ammazzate da un marito, fidanzato o convivente. L’uccisione di una donna con la quale si hanno legami sentimentali o sessuali, rappresenta la parte preponderante degli omicidi contro il genere femminile. Ma il rischio è quello che l’attenzione su questa emergenza duri lo spazio di una giornata o nel momento in cui si verifica l’episodio violento: allora si susseguono le indignate prese di posizione, i dibattiti nei talk show, fiaccolate di solidarietà con i familiari delle vittime, poi nulla fino all’ennesimo femminicidio. Viceversa, la giornata dovrebbe essere l’occasione per fare un bilancio di quanto fatto dalle istituzioni per prevenire il problema che ormai appare chiaro nelle sue cause e motivazioni. Cosa è stato fatto dall’anno scorso ad oggi sul versante della prevenzione? Poco o nulla! Purtroppo! al di là di qualche progetto realizzato nelle scuole grazie alla iniziativa dei docenti sensibili, non si registrano iniziative strutturali messe in campo dalle istituzioni regionali da realizzate nelle scuole, o misure a favore della coppia e della famiglia realizzatesi nel corso dell’anno.
Per fermare la violenza occorre mettere mano ad interventi strutturali sul versante della prevenzione e dell’educazione; per promuovere rapporti più sani ed equilibrati tra i generi, o partiamo dalla scuola o perdiamo una grande occasione di cambiamento sociale.
Iniziative e interventi nei luoghi della formazione costituiscono lo strumento principale per evitare che le nuove generazioni facciano propri modelli di comportamento e relazione con l’altro sesso asimetrici e sessisti.
La scuola dovrebbe farsi garante nell’aiutare i ragazzi e le ragazze a consapevolizzare la loro identità di genere rispettando e non prevaricando quella altrui.
Queste azioni educative, proprio per la loro specifica valenza non devono avere carattere sporadico, ma devono rientrare in una programmazione continua all’interno del sistema scolastico, sulla scia di quanto avviene a livello Europeo. Costruire un dialogo sano tra maschi e femmine, ragazzi e ragazze, uomini e donne dovrebbe essere semplice e naturale. Ma non è così .
Il “gender gap”, ovvero la distanza che esiste tra maschi e femmine, semplicemente generato dal fatto che uno è maschio e l’altra è femmina, è tuttora molto forte e crea sofferenza, disagio, fatica, violenza, ineguaglianze a molte vite umane, in ogni parte del mondo. Accade che le donne restino imprigionate in ruoli stereotipati di subordinazione e sudditanza rispetto agli uomini; in un destino di invisibilità, di silenziosa acquiescenza a compiti e doveri, alla definizione dei quali il linguaggio contribuisce in modo significativo e si fa strumento di trasmissione dei ruoli sociali che le donne assumono come “naturali” legittimando il dominio maschile sull’altro sesso. Ma anche l’uomo subisce condizionamenti nel corso del sua crescita soprattutto nella sfera sessuale.
Riuscire a creare un mondo migliore e più giusto per tutte e tutti è un diritto che non ha genere: ecco perché è necessario promuovere il tema delle pari opportunità, sconfiggere le diseguaglianze e diffondere l’educazione di genere a partire dalle nostre scuole.
L’obiettivo è dunque quello di superare gli ostacoli che limitano di fatto la piena e autonoma soggettività, qualificando e riconoscendo valore alle differenze di genere, per una qualità delle relazioni tra donne e uomini basate sul reciproco rispetto, dignità e libertà delle scelte.

Rita Corda

 

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