L’EMENDAMENTO DELLA VERGOGNA

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Se trovare un motivo plausibile per chiedere il voto segreto in Aula fosse la vera ragione “della discordia” , sarebbe una mossa da intenditori di alibi, da prestigiatori, da abili giocolieri. Noi però non giochiamo e soprattutto, non ci lasciamo incantare. Noi, abituate a fare esattamente ciò che diciamo, non ci stupiamo più di chi predica bene e poi “razzola male” . L’emendamento della vergogna, così lo abbiamo battezzato al Coordinamento3 – Donne di Sardegna, è un ottimo pretesto per rompere quella finta armonia che Vi aveva fatto esultare lo scorso 28 settembre per la comprensibile soddisfazione di aver esitato il testo unificato in commissione. Era, come avevate dichiarato, “una decisione che segnava un momento democratico fondamentale per la Sardegna. La coesione e determinazione della commissione durante i lavori – auspicavate fossero – il migliore viatico per l’approvazione anche in Aula della doppia preferenza di genere”. Ma allora, onorevoli consiglieri, voi che Vi siete battuti per questo diritto di cittadinanza, Voi che avreste dovuto raccogliere i frutti del merito – come mai, proprio Voi, avete accolto quell’emendamento? Perché Vi siete arrestati al traguardo e non Vi siete battuti affinché in Aula venisse discusso il testo esitato dalla Vostra commissione? Voi che più degli altri dovreste conoscere la materia, come mai non avete spiegato ai colleghi consiglieri che l’azione positiva in favore della parità di genere non è costituita dal bluff del numero percentuale gonfiato ma dal valore aggiunto della Doppia Preferenza? La proposta indecente del 50% che anche le leggi nazionali hanno sempre scartato, ove si vota col sistema delle preferenze, perché impossibile da applicare in tutti i collegi, è da ritirare. Se non lo avete fatto, fatelo subito! Siete ancora in tempo per non buttare alle ortiche il vostro precedente lavoro, lineare e attuabile immediatamente. Sappiate, comunque, che non ci stiamo bevendo questo racconto di fantapolitica dai toni gialli. Se non capirete che il tempo delle beffe è scaduto nel 2013, noi diciamo che presto si sentirà il profumo della Corte Costituzionale per violazione della legge n. 20/2016 .

Redazione

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