Cronaca e Attualità di una Scomoda Norma di Civiltà

 

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Il 21 giugno del 2013 le cittadine sarde organizzate dal “Coordinamento per la democrazia paritaria e partecipata” , così si definiva l’ampio schieramento di donne di ogni orientamento politico e istituzionale, e di prestigiose personalità del mondo della cultura, dell’economia e della società civile; hanno assistito in diretta ad una delle pagine più squallide, vergognose, antistoriche dell’autonomia della Sardegna: l’affossamento, con voto segreto, della doppia preferenza di genere nella legge elettorale. Una legge iniqua, antidemocratica; oggi, anticostituzionale. Si, perché ancora non ha recepito quella nazionale n. 20 del 2016 , configurando l’incostituzionalità attuale che solo il buon senso avrebbe dovuto anticipare.
Per non perdere la memoria storica di quanto accaduto quel triste giorno riporto, stralci di un amaro comunicato stampa diramato dall’associazione “ Se non ora quando”.
“In questa assoluta mancanza di democrazia, libertà e di affermazione di elementari diritti civili vissuta dal nostro Paese e dalla nostra Regione, le donne combattono una battaglia quotidiana per conquistare condizioni di vita, lavoro, rappresentanza politica, dignità che dovrebbero essere scontate in un paese civile, democratico, evoluto e progredito.
Le donne, abituate a combattere, non smetteranno fino a quando raggiungeranno quella parità che uomini impauriti, pavidi e consapevoli della loro debolezza non riescono ad accettare perché significherebbe cambiare prospettiva e metodo, ma anche e soprattutto perdere potere, quel potere a cui non sanno e non vogliono rinunciare”

Le donne hanno continuato a combattere instancabilmente nel tentativo, spesso ostacolato dall’ignoranza e dalla convenienza, di diffondere il messaggio che i diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano; che lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità; che il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso di tutta l’umanità.

La situazione odierna nel Consiglio Regionale della Sardegna, dove, grazie a quell’obbrobrio di legge, sono state elette solo 4 donne su 60 Consiglieri, non e’ cambiata. I nostri 56 consiglieri maschi sono riusciti a non cimentarsi onestamente con la scottante materia. Hanno per tre anni rimandato la discussione in Commissione autonomia, licenziando la proposta di stralcio solo questo mese di ottobre 2017 – sicuri di farla franca in aula, con la semplice e sfacciata replica di quanto accaduto nel 2013: richiesta del voto segreto.

“Gli stessi uomini che dovrebbero rappresentare la volontà del popolo sardo, nascondendosi dietro il vergognoso ricorso al voto segreto, hanno affossato la partecipazione femminile nella politica e nel frattempo in altre Regioni italiane e in altri Paesi d’Europa la rappresentanza delle donne è un principio sancito e riconosciuto. Lo spettacolo odierno è stato squallido, molto rappresentativo di una classe politica che tende esclusivamente a difendersi e a tutelare i propri interessi contro tutti e contro la naturale evoluzione dei tempi, imponendo sbarramenti contro quelle forze sociali, donne in primo luogo, che ambiscono ad una gestione del bene pubblico basata sul senso di libertà, giustizia, democrazia che inesorabilmente dovranno prevalere”

I comitati e le numerosissime associazioni, prima fra tutte la “Fidapa”, impegnate nella battaglia di diritti e civiltà erano “fermamente convinte che la partecipazione delle donne alla gestione del bene pubblico dovesse iniziare nei partiti politici, conquistando quegli spazi e quei ruoli che storicamente appartengono quasi esclusivamente agli uomini; per far questo era ed è sempre necessario che le donne si impegnino, solidarizzino tra loro, creino gruppi di lavoro e approfondimento, studino e apprendano l’arte della vera politica.

”Il Coordinamento3 – donne di Sardegna”, conferma l’impegno, i concetti , le idee, le prassi ma soprattutto le preoccupazioni di allora. Per questa ragione e per raggiungere la vera democrazie e l’affermazione del diritto alla parità; ha ripreso l’impostazione del “Coordinamento per la democrazia paritaria e partecipata” , riunendo al suo interno associazioni e rappresentanti degli schieramenti politici, amministratrici locali e Anci, organismi di parità e ordini professionali.

Tuttavia il “totem della vergogna” è stato già inaugurato dal voto contrario in commissione autonomia dei due esponenti del gruppo “PSd’Az – La Base” (Fuoco e Orrù). Ma il peggio si paventa in Aula: richiesta di voto segreto. Unica strada per togliere dall’imbarazzo tutti gli altri onorevoli che ipocritamente solo a parole si dicono favorevoli e che non saranno risparmiati di abitare il comodo condominio del TOTEM della Vergogna alle prossime campagne elettorali.

Non è una minaccia, solo una tenera promessa.

Redazione

I virgolettati sono tratti dal Comunicato Stampa dell’associazione “SeNonOraQuando” del 21 giugno 2013

L’immagine riporta il nostro logo (nel Coordinamento3-donne di Sardegna sono comprese tante sigle ed esponenti della società sarda) e solo alcune delle associazioni che nel 2013 si sono battute per la Causa della Doppia Preferenza di Genere 

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