“DPG” questione di progresso e civiltà

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La parità politica tra uomo e donna è squisitamente un “pericolo elettorale” , una minaccia dissacrante di un “diritto acquisito” d’ufficio dal genere maschile col favore delle stesse donne. Quando nel 1945 è stato elargito il voto alle donne, fu un grande passo avanti. C’era da sperare che non le si negasse più il dovere di crearsi una coscienza politica, fino ad allora considerata cosa del tutto superflua. Non era infatti richiesta né alla fanciulla borghese, perfettamente educata tra l’arte raffinata di conquistare un marito e quella infinitamente meno perfezionata di suonare la Patetica di Beethoven; ne alle lavoratrici cui non si era mai chiesto altro, se non di allevare bambini e strofinare pavimenti e scodelle. Tra le tante sfiducie che da dentro e da fuori invadevano l’ Italia e rischiavano di sommergerla, vi era purtroppo quella verso la donna italiana quale elemento utile alla ricostruzione sociale e politica. Il Voto, primo passo verso l’ emancipazione femminile; è stato ottenuto quasi a dispetto dell’opinione generale, e tale sfiducia continuerà a costituire il prezzo che ancora oggi paghiamo per l’uso effettivo ed efficace del diritto ottenuto e che ciascuna di noi ha esercitato o meglio, troppo spesso ha rinunciato ad esercitare. In troppi era radicata la segreta convinzione che la donna fosse e sarebbe sempre stata incapace di partecipare costruttivamente alla vita politica e sociale: in troppi e ahimè, in troppe. Poiché tra le donne, da sempre, ci sono resistenze non minori che tra gli uomini, alle rivendicazioni femminili . Questo ancora oggi stupisce ma non dovrebbe. Infatti, dell’opposizione maschile non ci stupiamo, di quella femminile, si. Ora che la coscienza politica delle donne è ben formata e ha ottenuto riconoscimenti sociali e culturali, le riserve femminili nell’acquisizione dei diritti civili tradisce la legittimità delle battaglie per la loro conquista, depotenziandone l’azione. Per capire il fenomeno autodistruttivo, basta pensare a quando le leggi di Lincoln sull’abolizione della schiavitù vennero applicate negli Stati del Sud. Gli schiavi, disperati, abbracciavano le ginocchia dei loro padroni supplicandoli di non mandarli via. Oggi come allora, l’aria della libertà e della partecipazione si respira difficilmente con i polmoni atrofizzati. Ma, d’altra parte, per ridare ai polmoni uno sviluppo normale e una piena funzionalità, non è stato mai trovato altro mezzo che far loro respirare quell’aria. Fortunatamente le donne sarde, generose e forti, come sempre avanguardia nell’esercizio della cittadinanza attiva, in tante non si arrendono più davanti ad ostacoli e ostilità e condividono trasversalmente giuste cause. Spinte dalla precisa determinazione di condurre il consiglio regionale verso l’approvazione della norma sulla doppia preferenza di genere che consentirà loro di accedere alle cariche elettive della massima assemblea, sanno di non potersi fidare nemmeno del positivo passaggio in commissione autonomia. Sono convinte che chiunque in aula avrà l’ardire di chiedere il voto segreto , non lo farà per proprio conto ma per conto di tutti i colleghi consiglieri, in primis i componenti del gruppo di provenienza. Nessuna vocazione al genere kamikaze ma certamente personale attitudine a strategici accordi preliminari edificati tra vantaggi e convenienze. Molti problemi si prospettano ancora prima che la parità di genere varchi la soglia della rappresentazione virtuale per entrare nella dimensione della concretezza e della legalità. Chiediamo il voto palese perché è nostro diritto conoscere esattamente il comportamento di tutti rispetto ad un tema così delicato, così fondamentale, costituzionalmente riconosciuto e socialmente invocato.

Carla Puligheddu

 

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