Festa (?) delle Nonne

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Il Parlamento ha istituito la festa dei nonni nella giornata del 2 ottobre. Suppongo che l’invito, desinenza permettendo, fosse rivolto anche alla categoria demograficamente più rilevante, ossia quella delle nonne.
Infatti, le differenze di genere andrebbero analizzate anche in questa fase della vita. Ai problemi comuni tra uomini e donne dovuti agli eventi tipici della terza età, quali pensionamento, peggioramento della salute, vedovanza, vanno aggiunti quelli che interessano specificatamente le donne anziane. Riguardo alla salute, sono sicuramente più longeve degli uomini, ma non vivono certo meglio e, rispetto a loro, sono più affette da malattie croniche e soffrono maggiormente di depressione e disabilità.
In vecchiaia, poi, la solitudine è femmina: si dice che le donne invecchiano sole, gli uomini invecchiano in due, quando rimangono vedovi si accasano il prima possibile. Il vivere sole comporta una maggiore vulnerabilità ed esposizione al rischio di povertà sopratutto quando si ha un basso reddito. Infatti le donne percepiscono pensioni più povere dei loro coetanei, sociali e di reversibilità, o pensioni previdenziali più basse dovute ai lavori meno qualificati e retribuiti, a carriere interrotte per nascita dei figli, a frammentarietà di contribuzione.
Il genere influenza anche il comportamento. Secondo l’ISTAT gli uomini hanno più tempo libero delle donne, sopratutto al sopraggiungere del pensionamento. Tempo che si riduce solo quando diventano vedovi, quando si devono occupare in prima persona dei lavori domestici. Per le donne la situazione è capovolta: in pensione non vanno mai e per avere più tempo libero devono attendere la vedovanza.
Riguardo ai ruoli sociali permane anche in età anziana una divisione dei compiti: innanzitutto le nonne non fanno le nonne, bensì le baby sitters, vista la cronica carenza di strutture per la prima infanzia, inoltre stanno prevalentemente all’interno dello spazio privato della casa (cucinare, pulire, curare i familiari), mentre gli uomini sono più proiettati verso l’esterno, (rapporti con il condominio, le banche, manutenzione dell’auto). Ciò comporta per la componente femminile un maggior isolamento sociale, attenuato in parte dai rapporti di vicinato.
Anche sull’aspetto della mobilità vi sono differenze: le donne anziane hanno più difficoltà a percorrere gli spazi urbani, escono meno dei loro coetanei, si muovono con meno agilità e nelle strade sono più spesso vittime di scippi. Sopratutto non escono sole la sera.
Costituiscono di solito la maggioranza degli utenti dei trasporti pubblici, con tutti i problemi di accessibilità, sicurezza ed incolumità che ciò può comportare.
Hanno più problemi a fruire dei servizi amministrativi in quanto quasi sempre hanno scarse conoscenze informatiche dovute alle minori opportunità formative avute nel corso della propria vita.
Infine, prendono meno parte dei loro coetanei, alla vita civile e politica della città e del Paese, sono assenti dai luoghi di responsabilità, dalle istituzioni, dalla politica, dalle associazioni sindacali o sportive.
Dunque si riverberano in vecchiaia tutte le diversità che hanno caratterizzato la vita di uomini e donne. Vi è una rappresentazione reale di tutto ciò? No, le nonne non fanno notizia, sono invisibili, non hanno nessun valore nel mercato, anche se lavorano gratis.
Non voler vedere questo universo, i bisogni e le attività di questa componente della società, è profondamente ingiusto. Le donne, in questa fase della vita, dovrebbero avere più tempo da dedicare a se stesse, al proprio benessere, ai propri interessi, dopo una vita intera ove si sono occupate prima dei bisogni e della salute degli altri e poi della propria.
Le politiche di ogni settore, dal sociale all’urbanistica, a quelle fiscali, dovrebbero tenerne conto e rimodulare l’offerta di servizi in ragione dei diversi bisogni e stili di vita delle persone.
Allora, senza ipocrisia, si potrà parlare davvero di festa dei nonni…e delle nonne.

Luisa Marilotti

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