La Parità di Genere non si Predica- Si Fa

CarlAlghero

La Parità di Genere NON si predica- Si Fa –

Libere e ribelli, coraggiose e anticonformiste, attive e impegnate, colte e poetiche. Innamorate della gente , organizzatrici perfette, sensibili, coinvolte dai fatti e capaci di coinvolgere, tanto da rendere straordinariamente silenziosi molti uomini. Il prototipo della “militante rosa” è, in Sardegna, incastrato da una politica fallimentare, incapace di legittime misure incentivanti, tese a rimuovere ogni ostacolo per rendere le donne libere di partecipare.
Certo qualcuno ha paura di Noi.
Innanzitutto la fragile virilità dei politici maschi e poi, L’incapacità femminile di organizzarsi con spirito corporativo. Forse è il momento di aggiungere che siamo ormai impazienti e audaci, potenzialmente sovversive.
A noi è richiesta tanta autorevolezza nell’esistenza ordinaria prima ancora di prendere parte all’organizzazione straordinaria di progetti sociali, alla loro amministrazione, al governo delle comunità, in una parola, alla politica.
Noi, sognatrici coi piedi per terra, che amiamo la politica bella, fatta di dottrina che si traduce in azione, di partecipazione diretta, di impegno e passione, di disinteresse assoluto, di fede; siamo così vere, che la politica non ci vuole. Materia scomoda quanto nodale, che spiega clamorose esclusioni, chiarisce flagelli, rappresenta vuoti ed esprime l’urgenza di introdurre la norma della doppia preferenza di genere, già recepita dallo Stato, quale principio cardine della legislazione regionale.
Questione paradossale se si pensa che, solo grazie ad una vana specialità tutta sarda, si disattende il riconoscimento di un diritto, la cui mancata applicazione, priva di fatto la valorizzazione di competenze e risorse. Diritti e meriti dunque si sfidano e rivelano ragioni discutibili e opinabili, soprattutto se si parla di “attributi” e non di teste pensanti.
Eppure, la presenza femminile, nonostante le spigolature di una cultura che ha prodotto il mito asessuato della “primadonna” , veicola quelle “diversità” essenziali che misurano la dignità personale, si interrogano sul livello dei diritti posseduti, sostanziano il profilo antropologico ed etico .
La vera paura, quella che pervade l’universo istituzionale é che le “primedonne” in un prossimo futuro, saranno donne vere, che meritano, in posizione di leadership, capaci di incrementare la crescita economica della nostra Regione.
Noi donne, infatti, non vogliamo solo contemplare la crisi della politica, desideriamo esplorarla per capire la proposta alternativa da sviluppare e le possibili risposte da dare.
Tuttavia l’esiguità della presenza femminile si scontra con una debolezza che è innanzitutto numerica, ostaggio di un sistema che divide le donne e mortifica ogni tentativo di solidarietà.
Pregiudizi e codici frenano la grande voglia femminile di provarci e non spiegano ai sardi che la legge regionale sulla doppia preferenza di genere non sarà un obbligo ma un’opportunità che consentirà una pluralità di opzioni .
Non ultima, quella che il genio femminile possa dare risposte concrete e trasversali a fatti complessi. Ciascuna, dentro il proprio partito o movimento, in quanto donna consapevole, é pronta oggi, a riconoscere e far emergere la propria cittadinanza, a favore della tutela dei diritti di tutti, oltre che nel compimento dei propri doveri.
La parità di genere, affinché si realizzi, non si predica, si fa. E questo è il modo che noi donne possiamo e dobbiamo proporre, in una positiva provocazione al mondo politico maschile, alla sua crisi di potere, alla sua frammentata autorevolezza, alla sua finta, volontà di rinnovamento.

Carla Puligheddu – Associazione donne Sardiste

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